Newsletter di RadioMaria

Newsletter di P. Livio - 13 Settembre 2017 

 

 

“I vostri dolori diverranno luce e gloria”

Cari amici,
perché il dolore? Perché il male? Perché la morte? Sono interrogativi che bussano alla porta del cuore e ai quali senza la fede non sappiamo rispondere. Spesso però la nostra fede è così piccola che brancoliamo nel buio ogni volta che la prova ci viene a visitare. Non dobbiamo però pensare che la sofferenza sia un enigma insoluto anche per noi cristiani, che in Gesù crocifisso contempliamo la sorgente della nostra salvezza. 
La Regina della pace ci rivela l'immenso dolore  che ha contrassegnato la sua vita di Madre a fianco di Gesù, un dolore che Lei ha vissuto con la forza dell'amore, perché così è stato anche per suo Figlio. Gesù infatti ha patito e sofferto per i nostri peccati, per espiarli al nostro posto e per la nostra salvezza. Dalla grandezza del suo dolore comprendiamo la grandezza del suo amore. Il  Figlio e la Madre hanno trovato la forza di soffrire come nessun altro ha sofferto, perché animati da un amore sconfinato per ognuno di noi. Dai cuori trafitti di Gesù e Maria sgorga un amore che salva il mondo. Anche noi dobbiamo guardare alle sofferenze della vita, che sono inevitabili, in questa luce soprannaturale, accettando e sopportando il dolore per amore, unendoci ai cuori di Gesù e di Maria. Solo così le sofferenze della vita non ci schiacciano, ma al contrario divengono una forza di redenzione: "Figli miei, voi che soffrite, sappiate che i vostri dolori diverranno luce e gloria. Figli miei, mentre patite il dolore, mentre soffrite, il Cielo entra in voi, e voi date a tutti attorno a voi un po' di Cielo e molta speranza". Come potrebbe un cristiano pensare che la fede non sa dare una risposta alle sofferenze della vita?

Vostro Padre Livio
(editoriale in homepage www.radiomaria.it)


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Non si può ricevere la Comunione in peccato mortale

1384 Il Signore ci rivolge un invito pressante a riceverlo nel sacramento dell'Eucaristia: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita» (Gv 6,53).

1385 Per rispondere a questo invito dobbiamo prepararci a questo momento così grande e così santo. San Paolo esorta a un esame di coscienza:
«Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» 
(1 Cor 11,27-29). Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione.

1393 La Comunione ci separa dal peccato. Il Corpo di Cristo che riceviamo nella Comunione è « dato per noi », e il Sangue che beviamo è « sparso per molti in remissione dei peccati ». Perciò l'Eucaristia non può unirci a Cristo senza purificarci, nello stesso tempo, dai peccati commessi e preservarci da quelli futuri

1394 Come il cibo del corpo serve a restaurare le forze perdute, l'Eucaristia fortifica la carità che, nella vita di ogni giorno, tende ad indebolirsi; la carità così vivificata cancella i peccati veniali. 231 Donandosi a noi, Cristo ravviva il nostro amore e ci rende capaci di troncare gli attaccamenti disordinati alle creature e di radicarci in lui.

1395 Proprio per la carità che accende in noi, l'Eucaristia ci preserva in futuro dai peccati mortali. Quanto più partecipiamo alla vita di Cristo e progrediamo nella sua amicizia, tanto più ci è difficile separarci da lui con il peccato mortale. L'Eucaristia non è ordinata al perdono dei peccati mortali. Questo è proprio del sacramento della Riconciliazione. Il proprio dell'Eucaristia è invece di essere il sacramento di coloro che sono nella piena comunione della Chiesa.

Aborto e Adulterio sono sempre stati considerati dalla Chiesa materia grave

Aborto
2271 Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale

2272 La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. « Chi procura l'aborto, se ne consegue l'effetto, incorre nella scomunica latae sententiae », 184 « per il fatto stesso d'aver commesso il delitto » 185 e alle condizioni previste dal diritto. 186 La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravità del crimine commesso, il danno irreparabile causato all'innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società

Lettera di Papa Francesco a chiusura del Giubileo
“Perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario. Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre”

Adulterio

2380 L'adulterio. 
Questa parola designa l'infedeltà coniugale. Quando due persone, di cui almeno una è sposata, intrecciano tra loro una relazione sessuale, anche episodica, commettono un adulterio. Cristo condanna l'adulterio anche se consumato con il semplice desiderio. 266 Il sesto comandamento e il Nuovo Testamento proibiscono l'adulterio in modo assoluto. 267 I profeti ne denunciano la gravità. Nell'adulterio essi vedono simboleggiato il peccato di idolatria. 268

2381 L'adulterio è un'ingiustizia. Chi lo commette viene meno agli impegni assunti. Ferisce quel segno dell'Alleanza che è il vincolo matrimoniale, lede il diritto dell'altro coniuge e attenta all'istituto del matrimonio, violando il contratto che lo fonda. Compromette il bene della generazione umana e dei figli, i quali hanno bisogno dell'unione stabile dei genitori.


La Santa Messa - Il cuore della vita cristiana

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La santa Messa è ciò che di più grande vi è nella Chiesa. 
La ragione di questa centralità sta nella presenza reale e vivente di Gesù Cristo e del mistero di redenzione che egli ha preannunciato nell’ultima Cena, ordinando ai suoi apostoli di perpetuarlo nei secoli. 
Dicendo «fate questo in memoria di me» Gesù ha voluto donare alla Chiesa se stesso, nel gesto sublime di amore col quale ha portato a compimento l’opera della redenzione.

La santa Messa è la Pasqua di morte e resurrezione che Gesù ha celebrato come Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo e che continua a celebrare nella Chiesa, perché l’umanità attinga a questa fonte inesauribile di grazia e di salvezza ogni volta che è possibile, anche quotidianamente.
Infatti nulla più della santa Messa unisce a Cristo, trasformando i partecipanti in membra viventi del suo mistico Corpo.
Il rinnovamento spirituale della Chiesa passa necessariamente attraverso la riscoperta della centralità dell’Eucaristia, a cui attingono vitalità tutti gli altri sacramenti. Nulla più della santa Messa introduce nel mistero di Cristo, centro irradiante della vita della Chiesa e fonte di grazia per il mondo intero. 
La cura che i sacerdoti dedicheranno alla celebrazione della santa Messa, educando i fedeli alla partecipazione piena di fede e fervore, rinnoverà la Chiesa intera, rendendola sale della terra e luce del mondo.

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