Newsletter di RadioMaria

Newsletter di P. Livio - 27 Settembre 2017 

 

Messaggio della Regina della Pace a Marija
25 settembre 2017

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"Cari figli! Oggi vi invito ad essere generosi nella rinuncia, nel digiuno e nella preghiera per tutti coloro che sono nella prova, e sono vostri fratelli e sorelle. In modo particolare vi chiedo di pregare per i sacerdoti e tutti i consacrati affinché con più ardore amino Gesù, affinché lo Spirito Santo riempia i loro cuori con la gioia, affinché testimonino il Cielo e i misteri celesti. Molte anime sono nel peccato perché non ci sono coloro che si sacrificano e pregano per la loro conversione. Io sono con voi e prego per voi perché i vostri cuori siano riempiti di gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".


Ascolta il commento al messaggio del 25 settembre a cura di P. Livio

 



IL SIMBOLO DELL’AGNELLO 
(Padre Livio – La Santa Messa – Ed. Sugarco)

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Nel Vangelo di Giovanni Gesù è indicato come l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (Gv 1,29) e il medesimo evangelista presenta Gesù crocifisso, come l’Agnello pasquale immolato, del quale non fu spezzato nessun osso "affinché si adempisse la Scrittura" (Gv 19,36). 
Infatti il libro dell’Esoso prescrive che l’agnello pasquale non abbia nessun osso rotto. Ma è soprattutto nell’Apocalisse che la liturgia celeste celebra "perché è stato immolato e ha riscattato per Dio col suo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione" (Ap 5, 9). Nella celebrazione della Messa celeste al centro della preghiera vi è il Signore risorto, presentato come l’Agnello che, col suo sacrifico d’amore, ha redento il mondo e ha aperto le porte della Gerusalemme celeste.  Gesù è nel medesimo tempo il Sacerdote sommo e la vittima immolata. E’ nel medesimo tempo l’Agnello e colui che lo offre e ciò è avvenuto nel mistero pasquale della sua morte e resurrezione. 

Anche nella Santa Messa della Chiesa pellegrina Gesù, nel momento solenne della Comunione, è presentato ai fedeli come l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Cibandosi del pane e del vino consacrati, i partecipanti alla Messa si nutrono dell’Agnello immolato, realmente presente sotto le specie eucaristiche. Si comprendono così le parole di Gesù: "Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi" (Gv 6, 35).  

Perché l’agnello è ritenuto un simbolo della redenzione che Gesù ha compiuto  col dono della sua vita?  Nell’Antico Testamento l’agnello viene associato al sacrificio, che è una della componenti principali di culto in tutte le religioni. Il valore del sacrificio consiste nella rinuncia a qualcosa per donarlo a Dio, come riconoscimento della sovranità di Dio su tutta la creazione, come ringraziamento per i doni da lui ricevuti e come espiazione e riparazione delle colpe commesse. Talvolta il sacrificio era il sigillo solenne di un giuramento e di una Alleanza davanti a Dio. La Sacra Scrittura testimonia la presenza del sacrificio fin dagli albori della storia umana. Nella vicenda di Caino ed Abele troviamo la prima testimonianza di un’offerta sacrificale, che riguarda i prodotti della natura e i primogeniti del gregge: "Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta” (Gn 4,3-5).  Le grandi figure bibliche, come Noé, Abramo, Giacobbe e altri costruiscono altari sui quali pongono le loro offerte sacrificali. In tutta la storia di Israele, fin dal tempo della schiavitù in Egitto, il sacrificio occupa una posizione fondamentale. Secondo sovrintendenti del Faraone gli Israeliti prendevano a pretesto i loro continui sacrifici per evitare di lavorare (Cfr Es 5,17). 

Il sacrifico di gran lunga più importante della storia di Israele è stata la Pasqua, grazie al quale Israele fu liberato dalla schiavitù dell’Egitto. L’iniziativa è di Dio stesso che ordina ad ogni famiglia di prendere un agnello immacolato, senza nessun osso rotto, di ucciderlo e di spargere il suo sangue sullo stipite della porta di casa. In quella notte, in cui l’angelo del Signore passò per punire il Faraone, il popolo di Israele mangiò l’agnello, perché, secondo la promessa divina, i loro primogeniti sarebbero stati risparmiati. Al contrario, tutti i primogeniti degli egiziani, come pure quelli dei loro greggi, morirono. L’agnello  offerto in sacrificio prese il posto dei primogeniti della famiglia, riscattandoli dalla morte. La prima Pasqua di Israele, compiuta in obbedienza alla parola del Signore, fu un atto di salvezza e di redenzione. Il popolo dei salvati divenne così il popolo di Dio, che fu consacrato come "un regno di sacerdoti e una nazione santa" (Es 19,6), il suo "figlio primogenito" (Es 4,22) fra tutti i popoli della terra. L’evento della liberazione durante la prima Pasqua ha acquistato una posizione centrale nel culto di Israele. Il Signore ordinò agli Israeliti di fare memoria ogni anno perché fosse trasmesso di generazione in generazione: "Quando i vostri figli vi chiederanno: Che significa questo atto di culto? Voi direte loro: E’ il sacrificio della Pasqua per il Signore, il quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le nostra case" (Es 12, 26-27).

Il Tempio di Gerusalemme, costruito sul luogo in cui Melchisedek aveva offerto pane e vino e dove Abramo aveva offerto suo figlio, divenne il luogo centrale dove Israele offriva sacrifici quotidiani al Signore. Ogni giorno i sacerdoti offrivano in sacrificio due agnelli, uno all’alba e l’altro all’imbrunire, in espiazione dei peccati del popolo. L’offerta principale rimane l’agnello, prescritta dal Signore nella prima Pasqua di liberazione e primo sacrificio offerto da Abele. Tuttavia "il grande giorno del sacrificio restava la festa di Pasqua,, quando ben due milioni e mezzo di pellegrini affluivano a Gerusalemme dagli angoli più lontani del mondo conosciuto. Lo storico giudeo del primo secolo, Giuseppe Flavio, annota che nella Pasqua dell’anno 70 d.C. – pochi mesi prima della distruzione del Tempio, i sacerdoti offrirono oltre duecentocinquantamila agnelli sull’altare del Tempio" (Scott Hahn – Cena dell’Agnello – Cantagalli – 2011). Il Signore poteva essere contento di questa enorme mattanza, per quanto eseguita secondo le prescrizioni del culto? La voce dei profeti al riguardo è molto severa. Il Signore chiede infatti in primo luogo un sacrificio interiore: "Voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti" (Osea, 6,6). 

In questo contesto sacrificale dell’Antica Alleanza, che dobbiamo leggere in chiave cristologica, Gesù colloca volutamente la sua passione, morte e resurrezione, come nuova Pasqua di liberazione per tutta l’umanità, grazie al suo sacrificio sulla croce. Egli è nel medesimo tempo l’Agnello e il Sacerdote che lo immola. "Il sacrificio di Gesù avrebbe compiuto ciò che tutto il sangue di milioni di pecore, tori e capri non avrebbe potuto fare…Per espiare le offese contro Dio, che è bontà infinita ed eterna, l’umanità aveva bisogno di un sacrificio perfetto: un sacrificio immacolato e infinito come Dio stesso. E quello era Gesù, il solo in grado di annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso" (Ebrei, 9,26) (Scott Hahn – Ib). Nella Santa Messa si perpetua il sacrificio dell’Agnello che porta su di sé il peccato del mondo. La Chiesa lo celebra  partecipando con l’offerta di se stessa e nutrendosi della sua carne e del suo sangue, fino al suo ingresso nella Gerusalemme celeste.

       
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